Perché si chiama Stampace? Origine e curiosità
“Stampace” è uno di quei nomi che a Cagliari si pronunciano senza pensarci troppo. Eppure, appena ci si chiede da dove arrivi, la risposta si complica.
C’è chi lo collega alla frase “sta in pace” , chi racconta di condannati gettati dalle mura di Castello e chi vede nel nome una traccia della dominazione pisana. Quest’ultima ipotesi ha un dettaglio difficile da ignorare: anche a Pisa esiste un Bastione Stampace .
La verità è che l’ origine del nome Stampace non è stata ricostruita con assoluta certezza. Storia documentata e tradizione popolare si sono sovrapposte così tanto che, nel tempo, alcune leggende sono diventate quasi più famose dei fatti.
Ed è proprio questo a rendere interessante la storia del quartiere.
L’origine di Stampace porta verso Pisa
Il primo indizio arriva dalla nascita stessa del quartiere.
L’area era frequentata già in epoca romana, come dimostrano siti quali l’Anfiteatro e il complesso conosciuto come Villa di Tigellio, ma Stampace si strutturò come vero quartiere durante il periodo pisano . Secondo il portale Idese del Ministero della Cultura, il borgo si sviluppò per accogliere anche i profughi provenienti da Santa Igia e divenne poi zona di artigiani, mercanti e piccola borghesia.
Il collegamento con Pisa diventa ancora più interessante quando si scopre che nella città toscana esistono tuttora il Bastione Stampace e via Stampace , nella zona dell’antica Porta a Mare. Il sito turistico ufficiale del Comune di Pisa documenta il toponimo e ricorda anche una torre trecentesca chiamata Stampace.
È quindi plausibile che il nome cagliaritano sia arrivato insieme alla presenza pisana, magari riprendendo un toponimo già utilizzato nella città d’origine dei nuovi dominatori.
Plausibile, appunto. Non definitivamente dimostrato.
E allora cosa significa “Stampace”?
Qui cominciano le interpretazioni.
Una delle spiegazioni più antiche associa il nome all’espressione “sta in pace” , con un significato augurale vicino al nostro “riposa in pace”. Anche il sito ufficiale del turismo di Pisa, parlando del proprio Bastione Stampace, segnala come possibile origine proprio star in pace , mettendola in relazione con un eventuale utilizzo carcerario della torre.
La formula, quindi, non è un’invenzione moderna nata esclusivamente a Cagliari.
Da qui, però, si sono sviluppate storie molto più colorite.
La leggenda dei cagliaritani buttati dalle mura
Questa è probabilmente la versione che si racconta più volentieri.
Secondo una vecchia leggenda cittadina, durante il periodo delle dominazioni straniere gli abitanti sardi non potevano rimanere dentro Castello dopo il coprifuoco. Chi veniva sorpreso nelle strade della cittadella oltre l’orario consentito sarebbe stato portato sul Bastione di Santa Croce e gettato verso il quartiere sottostante.
Prima dell’esecuzione, i soldati o i boia avrebbero pronunciato le parole “sta in pace” .
Stampace.
Il racconto è suggestivo. Il problema è che non esistono prove sufficienti per presentarlo come origine storica del nome . Le ricostruzioni locali che riportano questa tradizione la indicano infatti come leggenda, mentre la presenza dello stesso toponimo a Pisa rende ancora meno necessario inventare un’origine esclusivamente cagliaritana.
Insomma, è una delle storie più affascinanti associate al quartiere. Ma va raccontata per quello che è.
Gli stampacini erano i “cuccuru cottu”
Dal nome del quartiere si passa facilmente a un altro pezzo di folklore cagliaritano.
Gli abitanti di Stampace erano tradizionalmente chiamati “stampaxinus cuccurus cottus” , espressione diventata nell’uso parlato “stampaxinu cuccuru cottu”.
Il significato è quello di una persona dalla testa dura o testa calda , ostinata e poco incline a lasciarsi mettere i piedi in testa. L’espressione è rimasta nella memoria popolare proprio come descrizione del carattere attribuito agli stampacini.
Quanto ci fosse di vero e quanto invece appartenesse alle rivalità tra quartieri è difficile dirlo.
Perché anche questo fa parte della vecchia Cagliari: Castello, Marina, Stampace e Villanova non erano semplicemente quattro zone sulla mappa. Avevano comunità, mestieri e identità molto marcate, e spesso anche soprannomi reciproci.
Stampace era il quartiere degli artigiani e degli artisti
Su questo, invece, le fonti sono molto più chiare.
Stampace fu a lungo caratterizzato dalla presenza di botteghe artigiane e artistiche . Il Comune di Cagliari ricorda il quartiere proprio per questa sua vocazione, mentre il portale del Ministero della Cultura parla di mercanti, artigiani e abitazioni della piccola borghesia.
E non si trattava soltanto di piccoli mestieri.
Tra Quattrocento e Cinquecento qui si sviluppò quella che oggi viene chiamata Scuola di Stampace , legata soprattutto alla famiglia Cavaro. La Pinacoteca Nazionale di Cagliari conserva opere provenienti dalla bottega e indica Pietro, Lorenzo e Michele Cavaro tra i principali protagonisti della pittura sarda dell’epoca.
Il famoso Retablo dei Beneficiati, oggi legato al patrimonio della Cattedrale di Cagliari, venne realizzato intorno al 1527 proprio nella bottega stampacina di Pietro Cavaro.
Pensare a Stampace soltanto come quartiere popolare, quindi, racconta solo una parte della storia. Per secoli fu anche un vero centro di produzione artistica.
Il quartiere è più antico di quanto suggerisca la sua fondazione medievale
Dire che Stampace nasce in epoca pisana non significa che prima non ci fosse nulla.
L’attuale territorio del quartiere conserva testimonianze molto più antiche. L’ Anfiteatro romano , la cosiddetta Villa di Tigellio e altri ritrovamenti mostrano che questo settore della città era già utilizzato nella Karalis romana. Idese distingue infatti tra la presenza antica nell’area e la formazione di Stampace come quartiere urbano, avvenuta soltanto in epoca medievale.
È una distinzione interessante perché aiuta a leggere il rione.
Stampace non è stato costruito su un terreno vuoto: il borgo medievale si è sviluppato sopra e accanto a una parte della città antica, con stratificazioni che ancora oggi emergono tra viale Sant’Ignazio, l’Orto Botanico e gli ambienti sotterranei.
E poi c’è Sant’Efisio
Se il nome Stampace conserva ancora qualche mistero, il rapporto con Sant’Efisio non ne ha molti.
Il quartiere custodisce la chiesa dedicata al santo, costruita secondo la tradizione sopra la cavità nella quale sarebbe stato imprigionato prima del martirio. Da qui parte ogni primo maggio il simulacro diretto verso Nora.
Nel tempo questo legame è diventato talmente forte che Sant’Efisio e Stampace sono quasi inseparabili nell’immaginario cittadino.
E anche questo ha contribuito a mantenere un’identità di quartiere particolarmente riconoscibile, nonostante l’espansione di Cagliari abbia cancellato da tempo le vecchie mura che separavano i diversi borghi.
Stampace, quindi, perché si chiama così?
La risposta più corretta è meno spettacolare della leggenda, ma anche più interessante.
Non abbiamo un’etimologia definitivamente provata. Il legame con la presenza pisana è però molto concreto: Stampace si sviluppò come borgo durante la dominazione di Pisa e nella stessa Pisa esiste ancora oggi un’area fortificata con lo stesso nome.
La derivazione da “sta in pace” rimane una delle interpretazioni storiche possibili. Il racconto dei condannati lanciati dal Bastione di Santa Croce, invece, appartiene soprattutto alla tradizione popolare.
Forse è proprio per questo che il nome continua a incuriosire. In poche sillabe sono finite Pisa, la Cagliari medievale, vecchie rivalità cittadine e una buona dose di leggenda.
Domande frequenti
Perché il quartiere Stampace si chiama così?
L’origine esatta non è certa. Una delle ipotesi collega il nome alla dominazione pisana, anche perché a Pisa esistono ancora un Bastione e una via Stampace. Un’altra interpretazione lo avvicina all’espressione “sta in pace”.
È vera la storia dei condannati buttati da Castello?
È una leggenda popolare molto conosciuta, secondo cui le vittime venivano gettate dal Bastione di Santa Croce dopo le parole “sta in pace”. Non ci sono però elementi sufficienti per considerarla l’origine storicamente accertata del nome.
Cosa significa “stampaxinu cuccuru cottu”?
È un vecchio modo di dire cagliaritano riferito agli abitanti di Stampace e richiama l’idea della “testa dura” o “testa calda”, quindi di una persona particolarmente ostinata.
Stampace esisteva già in epoca romana?
L’area era frequentata e costruita già in epoca romana, ma Stampace come quartiere urbano si formò durante il periodo pisano.






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