Le storie e le curiosità della Marina di Cagliari
Oggi basta attraversare via Roma per entrare alla Marina. Due secoli fa non sarebbe stato così semplice: tra il quartiere e il mare c’erano mura, bastioni, case popolari e strutture difensive. Ancora più indietro nel tempo, sotto le strade che percorriamo adesso, passava una strada romana.
La Marina di Cagliari è fatta così. In superficie ci sono ristoranti, piccoli negozi, vicoli e una delle zone più frequentate del centro; pochi metri sotto, o dietro una facciata apparentemente normale, riaffiorano pezzi di una città completamente diversa.
Alcune storie sono abbastanza conosciute. Altre decisamente meno.
1. Prima di chiamarsi Marina era Lapola
Il nome Marina racconta già il rapporto del quartiere con il porto, ma per secoli questa parte di Cagliari fu conosciuta soprattutto come Lapola .
Il quartiere nacque in epoca pisana, nel XIII secolo, per ospitare magazzini, attività commerciali e abitazioni di pescatori e lavoratori del porto. Sull’origine esatta del nome Lapola le fonti non sono del tutto concordi: il portale ministeriale Idese lo collega alla torre pisana che sorgeva nell’area, mentre il linguista Massimo Pittau riconduce il termine al pisano medievale làppola , con il significato di “palizzata”.
Una cosa invece è certa: Lapola non era semplicemente una zona sotto Castello. Era il quartiere portuale della città fortificata , quello in cui merci e persone passavano continuamente tra terra e mare.
2. Via Roma un tempo non aveva affatto l’aspetto che conosciamo
Oggi la Palazzata di via Roma sembra quasi inseparabile dall’immagine di Cagliari. Eppure è arrivata molto tardi.
Fino all’Ottocento sul lato del porto correvano le fortificazioni della Marina. I bastioni di Sant’Agostino e della Darsena furono demoliti nel 1863 e, negli anni successivi, il fronte della città cominciò a cambiare completamente. Nel 1870 quella che sarebbe diventata via Roma era ancora chiamata via San Francesco al Molo ed era fiancheggiata da piccole case abitate soprattutto da operai e gente di mare, con negozi e trattorie ai piani bassi.
Le case a ridosso del molo furono poi demolite nel 1881. I grandi palazzi porticati arrivarono progressivamente dopo.
Insomma, la via Roma elegante e monumentale che conosciamo oggi ha preso il posto di un fronte urbano molto più popolare.
3. Una parte della Cagliari romana è stata ritrovata quasi per caso
La storia dell’Area Archeologica di Sant’Eulalia comincia con qualcosa di molto meno spettacolare di uno scavo programmato.
Nel 1990 , durante il restauro della sagrestia della chiesa, venne individuato un pozzo profondo circa 16 metri e riempito di detriti. Da quella scoperta partirono indagini che portarono alla luce una porzione consistente della città antica.
Sotto la Marina sono comparsi una strada lastricata romana, sulla quale successivamente si sovrappose una strada medievale, resti di un piccolo tempio, un colonnato e diversi ambienti utilizzati e trasformati nei secoli. Oggi il percorso sotterraneo si sviluppa su circa 900 metri quadrati .
La parte curiosa è proprio questa: sopra passa normalmente la vita del quartiere, sotto sono ancora leggibili quasi duemila anni di trasformazioni urbane.
4. Sotto San Sepolcro c’è un affresco che non gira molto intorno all’argomento
Piazza San Sepolcro sembra una delle tante piccole piazze nascoste tra i vicoli della Marina. Sotto la chiesa, però, si trova una cripta con una storia piuttosto cupa.
Era legata alla Confraternita dell’Orazione e della Morte , i cui membri si occupavano anche della sepoltura di poveri ed emarginati. La cripta comprende tre ambienti voltati, utilizzati originariamente per le sepolture.
Su una parete compare ancora l’immagine della Morte: uno scheletro con un manto di ermellino e una falce. Sulla lama si legge “Nemini parco” , cioè “non risparmio nessuno”.
Non proprio il dettaglio che ci si aspetta passando davanti alla chiesa per andare a cena in via Sardegna.
5. Le reliquie di Sant’Agostino passarono da Cagliari
Anche largo Carlo Felice nasconde una storia che dalla strada è praticamente impossibile intuire.
Secondo la tradizione riportata dal Comune, tra il 504 e il 722 le spoglie di Sant’Agostino furono custodite a Cagliari dopo essere arrivate dall’Africa con Fulgenzio di Ruspe e altri vescovi. Il luogo è identificato nell’antica cripta oggi situata sotto Palazzo Accardo.
L’antica chiesa che sorgeva sopra la cripta venne demolita nel Cinquecento durante i lavori di rafforzamento delle fortificazioni ordinati da Filippo II di Spagna. Venne quindi costruita una nuova chiesa di Sant’Agostino in un’altra posizione, quella attuale di via Baylle.
Quindi la Sant’Agostino che vediamo oggi e il luogo legato alla permanenza delle reliquie del santo non coincidono.
6. Santa Rosalia ha praticamente due nomi
Nella parte alta della Marina, vicino a piazza Costituzione, si trova la chiesa di Santa Rosalia .
Nacque come piccolo oratorio nel XV secolo, in seguito a un voto delle autorità cittadine durante le ricorrenti epidemie di peste. Ma a Cagliari molti la conoscono anche come chiesa di San Salvatore .
Il motivo sta nelle reliquie di San Salvatore da Horta , conservate nella chiesa dal 1844 e successivamente sistemate nell’altare maggiore. La presenza del santo divenne talmente significativa da affiancare, nell’uso comune, il suo nome a quello originario dell’edificio.
È uno di quei casi in cui un nome racconta una storia diversa da quella suggerita dalla facciata.
7. Dietro una chiesa di via Manno c’era un ospedale
Chi percorre via Manno per negozi difficilmente pensa alla storia sanitaria della città.
La chiesa di Sant’Antonio Abate , stretta tra gli edifici della via pedonale, fu costruita nel Settecento sopra la cappella appartenuta a un ospedale preesistente , inserito in un complesso conventuale.
All’esterno non è tra gli edifici più appariscenti della Marina. Dentro, però, ha una pianta ottagonale, cappelle laterali, decorazioni tardo barocche e un altare in marmi policromi.
È una delle deviazioni più brevi da fare nel quartiere e anche una di quelle che raccontano quanto le funzioni degli edifici siano cambiate nel tempo.
8. Via Roma porta ancora i segni del 1943, anche se bisogna sapere dove guardare
I bombardamenti del 1943 cambiarono profondamente Cagliari e la zona del porto fu tra quelle colpite più duramente.
Nell’incursione del 28 febbraio vennero distrutti il Palazzo della Dogana e la stazione ferroviaria, mentre una parte consistente di via Roma subì gravi danni. All’angolo con via Lepanto una lapide ricorda ancora le vittime di quella giornata.
Anche la Palazzata conserva una traccia meno evidente della guerra: l’attuale palazzo INA venne costruito negli anni Cinquanta al posto del palazzo Zamberletti , distrutto durante i bombardamenti.
Guardando via Roma oggi è difficile immaginare quanto fosse diversa subito dopo la guerra.
9. Anche San Francesco al Molo conserva una vecchia leggenda cittadina
La chiesa di San Francesco da Paola , sotto i portici di via Roma e praticamente davanti al porto, viene chiamata anche San Francesco al Molo.
Alla sua storia è legata una tradizione secondo la quale San Francesco da Paola avrebbe liberato Cagliari dalla grave siccità del 1739 . La fonte comunale presenta esplicitamente l’episodio come tradizione, quindi non come fatto storicamente accertato.
È però interessante per capire quanto il mare, il porto e la devozione popolare si siano intrecciati nella storia della Marina.
Un quartiere che continua a fare ciò per cui è nato
Forse la curiosità più evidente è anche quella che si nota meno.
La Marina nacque come quartiere di pescatori, commercianti, magazzini e persone legate al porto . Secoli dopo continua a essere una delle parti più internazionali e movimentate di Cagliari, con ristoranti, piccole attività e comunità diverse concentrate in poche strade. Lo stesso itinerario ufficiale del Comune parla oggi di shopping multietnico e di cucine provenienti da diverse parti del mondo.
Sono cambiate le merci, le navi e le persone. L’idea di un quartiere fatto di passaggi e incontri, invece, è rimasta sorprendentemente riconoscibile.
La prossima volta che attraversate la Marina, quindi, può valere la pena rallentare. Soprattutto perché molte delle sue storie migliori non sono davanti agli occhi: sono sotto i piedi.
Domande frequenti
Perché la Marina di Cagliari si chiamava Lapola?
Lapola è l’antico nome del quartiere. Sull’etimologia esistono interpretazioni differenti: alcune fonti la collegano alla torre pisana presente nell’area, altre al termine medievale pisano làppola , “palizzata”.
Cosa c’è sotto la chiesa di Sant’Eulalia?
Sotto il complesso si trova un’area archeologica di circa 900 metri quadrati con resti della città antica, compresa una strada romana e strutture riutilizzate nei secoli successivi.
La Marina era circondata da mura?
Sì. Il quartiere possedeva un sistema di mura e bastioni, successivamente modernizzato durante il periodo spagnolo e demolito nella seconda metà dell’Ottocento.
Dove si trova la cripta del Santo Sepolcro?
Si trova sotto l’omonima chiesa in piazza San Sepolcro, all’interno del quartiere Marina. È visitabile secondo gli orari indicati dal portale turistico comunale.






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