Le curiosità sul quartiere Castello che forse non conosci
La Torre dell’Elefante ha davvero un elefante sulla facciata. Il “Ghetto degli Ebrei”, invece, non è mai stato un ghetto. E la Cattedrale che oggi sembra così medievale è rimasta per anni senza facciata perché, durante un restauro, qualcuno pensò di trovare quella pisana nascosta sotto quella barocca.
Castello è probabilmente il quartiere di Cagliari in cui è più facile passare accanto a una storia senza accorgersene. Torri, palazzi e chiese sono conosciuti, ma dietro molti di questi luoghi ci sono dettagli decisamente meno noti.
Ecco alcune curiosità sul quartiere Castello di Cagliari che vale la pena conoscere prima della prossima passeggiata.
1. Cagliari si chiama Casteddu proprio per Castello
Per un cagliaritano sentire chiamare la città Casteddu non ha nulla di strano. Meno immediato è forse ricordare da dove arrivi quel nome.
Castello, o Casteddu de Susu , fu fondato e fortificato dai Pisani nel XIII secolo e divenne il luogo in cui si concentravano il potere civile, quello militare e quello religioso. Il quartiere finì per identificarsi così fortemente con l’intera città che il suo nome passò, in sardo, a indicare Cagliari stessa.
Quindi sì: quando diciamo Casteddu , dietro c’è letteralmente il quartiere alto.
2. Il Ghetto degli Ebrei non era il ghetto degli ebrei
Questa è probabilmente una delle curiosità più interessanti di Castello.
In via Santa Croce si trova il centro culturale conosciuto semplicemente come Il Ghetto . Il nome fa pensare che proprio lì sorgesse l’antico quartiere ebraico della città.
In realtà è un equivoco.
L’edificio era la Caserma San Carlo , realizzata nel Settecento per ospitare reparti militari. Nel 1863 arrivava ad accogliere più di 300 uomini e 40 cavalli. Il vero quartiere ebraico si trovava poco distante, nell’area compresa tra via Santa Croce e via Stretta.
L’errore nel nome è rimasto e oggi “andare al Ghetto” a Cagliari significa andare in un edificio che, tecnicamente, ghetto non fu mai.
3. Poco più avanti, però, c’era davvero una sinagoga
Il legame di Santa Croce con la comunità ebraica non è inventato. È semplicemente spostato di qualche metro.
L’attuale Basilica di Santa Croce sorge infatti nel luogo dove si trovava la sinagoga della comunità ebraica di Castello. Dopo l’espulsione degli ebrei dai domini della Corona di Spagna nel 1492, l’edificio venne trasformato in luogo di culto cristiano. In seguito i Gesuiti ampliarono e modificarono profondamente il complesso.
Oggi passando per piazza Santa Croce è difficile immaginare quel pezzo di Castello come una judaria . Eppure per secoli la presenza ebraica fece parte della vita del quartiere.
4. Le “Seziate” devono il nome ai detenuti di San Pancrazio
Piazza Indipendenza è una di quelle zone in cui molti passano diretti verso la Cittadella dei Musei. Proprio qui, però, c’è un edificio dal nome abbastanza curioso: il Palazzo delle Seziate .
“Seziate” deriva dalle sedute durante le quali i viceré spagnoli ascoltavano le richieste e le suppliche dei detenuti rinchiusi nelle carceri vicine alla Torre di San Pancrazio.
Il nucleo originario del palazzo risale tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento. Nel 1825 venne sopraelevato e, molto più tardi, ospitò anche la collezione della Pinacoteca Nazionale di Cagliari.
Attualmente il Palazzo delle Seziate non è visitabile, ma il passaggio sotto l’edificio continua a collegare piazza Indipendenza con piazza Arsenale.
5. L’elefante della torre è davvero lì: basta alzare gli occhi
Il nome Torre dell’Elefante è talmente familiare che si rischia quasi di non chiedersi più perché si chiami così.
La risposta è sulla facciata.
La torre, completata nel 1307 su progetto di Giovanni Capula, è decorata da un piccolo elefante in marmo . Secondo il portale turistico comunale potrebbe essere stato scelto come simbolo della potenza marinara di Pisa.
È un dettaglio minuscolo rispetto alla mole della costruzione e proprio per questo tanti passano sotto la torre senza individuarlo subito.
C’è anche un’altra storia interessante: nel 1535 Carlo V considerò le torri dell’Elefante e di San Pancrazio tra le migliori opere militari d’Europa.
Non male per due strutture che oggi fanno quasi parte dello sfondo quotidiano di Castello.
6. Palazzo Boyl conserva ancora tre palle di cannone
A pochi passi dalla Torre dell’Elefante c’è un particolare che si presta bene al classico gioco del “vediamo se lo trovi”.
Sulla facciata di Palazzo Boyl , in via de Candia, sono ancora visibili tre palle di cannone .
Non sono decorazioni aggiunte per rendere il palazzo più scenografico. Ricordano tre attacchi subiti dalla precedente torre pisana che oggi è inglobata nell’edificio: quello inglese del 1708, l’assedio spagnolo del 1717 e l’attacco francese del 1793.
La torre nascosta dentro Palazzo Boyl è la Torre dell’Aquila , contemporanea a quelle di San Pancrazio e dell’Elefante. Una parte della Cagliari medievale, in pratica, è finita dentro un palazzo ottocentesco.
7. La facciata medievale della Cattedrale… non è medievale
Guardando la Cattedrale di Santa Maria da piazza Palazzo, la facciata sembra perfettamente coerente con l’immagine medievale di Castello.
C’è però un problema: risale al Novecento .
La Cattedrale nacque nel XIII secolo, ma nel corso del tempo venne modificata più volte. Tra il 1699 e il 1704 fu realizzata una nuova facciata barocca. All’inizio del Novecento quella facciata venne demolita perché si sperava di ritrovare, nascosta sotto, l’originaria struttura romanica pisana.
Non c’era.
Il risultato fu che la Cattedrale rimase per diversi anni senza una facciata completa. Quella attuale venne realizzata soltanto nel 1933 , ispirandosi alla facciata della chiesa di Santa Maria dei Miracoli di Pisa.
La prossima volta che la guardate, quindi, provate a pensare che quella che sembra una delle parti più “medievali” dell’edificio è in realtà una delle più recenti.
8. Per sedici anni Palazzo Regio fu davvero la casa dei Savoia
Si chiama Palazzo Regio, ma per un periodo il nome fu particolarmente appropriato.
Quando Torino venne occupata dalle truppe francesi, la famiglia reale sabauda si trasferì a Cagliari e visse nel Palazzo Regio dal 1799 al 1815.
L’edificio, che già dal 1337 era sede del viceré, diventò quindi la residenza della corte sabauda durante gli anni dell’esilio dalla terraferma.
Piazza Palazzo, che oggi può sembrare semplicemente una bella piazza del centro storico, per alcuni anni fu dunque frequentata quotidianamente da una corte reale.
È uno di quei passaggi della storia cittadina che rendono più chiaro perché Castello sia stato per secoli il quartiere del potere.
9. Il Bastione di Saint Remy è molto più giovane di quanto sembri
Il Bastione è uno dei simboli di Cagliari, ma rispetto alle torri pisane è praticamente un ragazzo.
La Passeggiata Coperta e la terrazza Umberto I furono progettate nel 1896 e il complesso venne inaugurato nel 1902 . Fu costruito sopra strutture difensive precedenti e deve il nome al primo viceré piemontese, il barone di Saint-Remy.
Poi c’è la Passeggiata Coperta, che nel corso del Novecento ha fatto quasi di tutto.
Nata come sala per banchetti, divenne infermeria durante la Prima guerra mondiale, ospitò scuole negli anni Venti, uffici pubblici e, nel secondo dopoguerra, servì anche come ricovero per persone senza casa. Qui si tenne inoltre la prima edizione della Fiera Internazionale della Sardegna.
Altro che semplice terrazza panoramica.
10. Porta Cristina guarda a Roma
Arrivando da Buoncammino si entra a Castello attraverso Porta Cristina , costruzione neoclassica che sembra molto diversa dalle torri medievali del quartiere.
E infatti lo è.
Venne realizzata nell’Ottocento su progetto di Carlo Pilo Boyl prendendo come modello la Porta Angelica di Roma , uno degli antichi accessi alla città papale. Il nome venne invece scelto in onore di Maria Cristina di Borbone, moglie di Carlo Felice di Savoia.
La data, 1825, compare ancora nell’iscrizione sulla porta.
Castello cambia quando si cominciano a guardare i dettagli
Forse il modo più interessante per tornare a Castello, soprattutto se ci si è stati decine di volte, è smettere per un momento di cercare i monumenti “da vedere”.
Meglio cercare l’elefantino sulla torre. Le palle di cannone di Palazzo Boyl. Immaginare una sinagoga a Santa Croce o la Cattedrale senza facciata.
Sono dettagli piccoli, ma raccontano molto più del quartiere di quanto faccia una passeggiata fatta soltanto passando da una tappa all’altra.
Domande frequenti
Perché Cagliari in sardo si chiama Casteddu?
Il nome deriva dal ruolo assunto dal quartiere Castello, che dal XIII secolo ospitò le principali sedi del potere cittadino e finì per identificarsi con Cagliari stessa.
Dove si trova l’elefante della Torre dell’Elefante?
È una piccola scultura in marmo collocata sulla facciata della torre. Proprio dalla sua presenza deriva il nome con cui il monumento è conosciuto.
A Castello c’era davvero un quartiere ebraico?
Sì. La comunità ebraica viveva soprattutto nell’area compresa tra via Santa Croce e via Stretta. L’attuale edificio chiamato “Il Ghetto”, però, non coincide con il vecchio quartiere ebraico.
Perché il Palazzo delle Seziate si chiama così?
Il nome deriva dalle sedute nelle quali i viceré spagnoli ricevevano le suppliche dei detenuti rinchiusi nelle carceri vicine alla Torre di San Pancrazio.






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